GESTA FEDERICII
IMPERATORIS
auctoribus
Ottone episcopo et Ragewino praeposito Frisigensibus, in M.G.H., Scriptorum XX,
pago 469
1159, exeunte septembre
At mediolanenses arbitrantes Fridericum circa obsidionem Cremae sollicitum, aliis laborantibus non posse succurrere, egressi cum turmis suis pene vigintimilia hominum, oppidum quoddam versus lacum Cumanum Manerbe vocatum, obsidione cingunt, aggeres instruunt, machinas admovent, omnibusque modis eversionem castri accelerare nituntur. Verum comes Goswinus, qui tunc comitatum Sefrensem et Martusanum iussus a principe satis provide administrabat, missos suos ad curiam dirigi t, hostiumque conamen denunciavit, quid facto sit opus consulitj se quoque copias quantas possit collecturum, si ab exercitu aliquod sibi militiae supplementum destinetur. Imperator continuo quingentos equites armatos eo dirigere decernit. Comes etiam de suis colligens auxilia, non modicum coadunavit exercitum. Iamque compositis rebus, mediolanensibus se ostendere, minitari, neque prae1ium facere, neque otium pati, tantummodo hostem ab incepto retinere, neque copiam pugnandi facere, donec qui ex castris expectabatur miles superveniret. Rati ligures, id quod negocium poscebat, imperatorem laborantibus suis auxilio venturum, et indubitatum praelium futurum, obsdionem dimittunt, fugamque ineuntes ad civitatem evadere festinant. Comes ut videt eos iam fuga m cepisse, magna illos vi a tergo urget, fugientibus instat, caedit, capit, copiosam praedam diripitj reliqui amissis omnibus profugi, multique saucii, vix intra civitatem revertuntur.

L'ASSEDIO AL CASTELLO DI ERBA nelle
pagine di Ottone di Frisinga Raewino.
Fine
settembre 1159
Ma
i milanesi, valutando che Federico, occupato nell' assedio di Crema, non
potesse correre in aiuto agli altri in difficoltà, usciti di città con una
forza vicina a ventimila unità, portano l'assedio a quella fortificazione
dalle parti del lago di Como che si chiama (Man) erba, la cingono d'assedio, muovono
le macchine da guerra e con ogni mezzo si sforzano di accelerare la
distruzione del fortilizio. Allora il conte Goswino, il quale per incarico del
sovrano amministrava, in modo abbastanza oculato, il contado del Seprio e la
Martesana, manda i propri messi alla corte, denuncia il tentativo dei nemici e
si consulta sul da farsi. Comunica che lui stesso può provvedere a mettere
insieme una truppa a patto che dal grosso dell' esercito gli venga distaccato
un contingente. L'imperatore risolve di mandargli subito 500 cavalieri armati.
Il conte, rimediando aiuti anche dai suoi, riesce a raccogliere una forza non
modesta. Quando ormai la situazione è delineata, decide di mostrare ai milanesi
che lui si limita a minacciare, senza attaccare battaglia, ma neppure
rivelandosi inerte, tanto per costringere il nemico a desistere dall'azione
intrapresa senza attaccarlo in attesa che, dal campo, sopraggiunga il
contingente atteso. Ritenendo i liguri (lombardi), secondo quanto la situazione
lascia intendere, che l'imperatore potrebbe arrivare in aiuto ai suoi in difficoltà,
cosa che porterebbe ad uno
scontro
sicuro, levano l'assedio e, prendendo la via della fuga, si affrettano a
rifugiarsi in città. Il conte quando vede che essi sono in ritirata, li incalza
con grande veemenza alle spalle, balza sui fuggitivi, li uccide, li cattura, fa
un grande bottino. I supestiti con gravi perdite e molti feriti a stento
rientrano nella città.